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Beauty rules: le nuove normative europee riformeranno la cosmetica

sviluppo di un prodotto di make-up in Ancorotti Cosmetics

Beauty rules: le nuove normative europee riformeranno la cosmetica

by Paola Cassola
3 Febbraio 2026

Le nuove normative europee in ambito Beauty mirano a riformare il settore creando ulteriori opportunità per le aziende. Ma non mancano le criticità.

Il settore cosmetico europeo si trova di fronte a un panorama normativo in continua evoluzione, con nuove restrizioni e regolamenti che riguardano ingredienti, packaging e sicurezza dei prodotti. Il Regolamento (CE) 1223/2009 sui cosmetici è stato recentemente aggiornato con il Regolamento (UE) 2025/877, entrato in vigore dal 1° settembre 2025. Questa revisione ha introdotto nuove restrizioni per oltre 20 sostanze chimiche classificate come CMR (cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione). Di conseguenza, i prodotti cosmetici contenenti queste sostanze non potranno più essere commercializzati nell’Unione Europea. Non solo, dal 1° febbraio 2025, alcuni nanomateriali, tra cui oro e platino colloidali, sono stati vietati nei cosmetici e dal 1° novembre scorso, i prodotti che li contengono sono stati ritirati dal mercato. Le aziende dovranno adeguarsi rapidamente a queste normative, riformulando i prodotti per mantenere la conformità e ridurre la footprint. Intanto, la Commissione Europea ha avviato un ‘fitness check’ del Regolamento (CE) 1223/2009, con l’obiettivo di valutarne l’efficacia e l’adeguatezza rispetto ai cambiamenti del mercato e alle innovazioni tecnologiche. In particolare, il ‘fitness check’ vuole verificare la sostenibilità delle normative in relazione alla crescente domanda di cosmetici naturali e innovativi, e al ruolo dell’e-commerce nel settore beauty. Sebbene non siano previste modifiche immediate, questa valutazione potrebbe tradursi in nuove regolazioni nel medio-lungo periodo.

L’ITALIA E IL DDL CONCORRENZA 2025
In Italia, alle normative europee si aggiunge il Decreto Legislativo Concorrenza 2025 che, spiegano da Cosmetica Italia, “introduce disposizioni che forniscono una più accurata descrizione delle responsabilità lungo la filiera professionale. Particolarmente rilevanti sono le nuove sanzioni penali per l’uso difforme da etichetta che comporti un rischio per la salute e le sanzioni amministrative per difformità informative. Le aziende dovranno quindi prestare particolare attenzione alla comunicazione commerciale”. Il decreto mira a favorire la trasparenza e la competizione per garantire l’accesso al mercato alle Pmi italiane, limitando le pratiche di monopolizzazione. “L’evoluzione normativa apre nuove opportunità per il packaging cosmetico in Italia – esordisce Caroline Baranes, chief business officer di Baralan -. La maggiore trasparenza e l’attenzione alla sostenibilità stimolano innovazione e competitività. Ciò si traduce in una crescente richiesta di packaging di alta qualità, sicuro e sostenibile, e in una maggiore attenzione dei clienti verso soluzioni personalizzate”.
Cosmetica Italia ha accolto con favore l’Omnibus VI sui prodotti chimici e, all’interno di questo, le proposte di semplificazione del Regolamento sui Prodotti Cosmetici (CPR) come proposto dalla Commissione europea. Il testo proposto dalla Commissione, infatti, spiegano dall’associazione nazionale delle imprese cosmetiche in Italia, “continua a garantire la sicurezza dei consumatori attraverso rigorose valutazioni scientifiche del rischio; sostiene l’innovazione e l’offerta ai consumatori di prodotti sicuri, inclusi quelli naturali; rafforza la competitività europea garantendo regole proporzionate e basate sul rischio, efficaci sia per le pmi che per le grandi imprese”.
“Le nuove norme previste dalla legge annuale per il mercato e la concorrenza rafforzano le tutele per i consumatori, valorizzando il lavoro professionale svolto con competenza, responsabilità e consapevolezza – dichiara Renato Ancorotti, senatore della Repubblica e presidente del Gruppo Ancorotti -. Si vuole anche proteggere le imprese che investono in ricerca e sviluppo e producono cosmetici sicuri e conformi alle norme europee, che altrimenti si troverebbero a concorrere con prodotti a basso costo, spesso meno sicuri e potenzialmente dannosi per la salute. La novità più rilevante riguarda chi utilizza i cosmetici per scopi professionali (come centri estetici, parrucchieri e spa): la nuova legge introduce infatti una sanzione specifica per l’uso improprio. Inoltre, i distributori sono ora chiamati a effettuare controlli più rigorosi, in particolare sulla correttezza dell’etichettatura (lingua italiana, data di scadenza, ingredienti), con l’obiettivo di impedire l’immissione sul mercato di prodotti non conformi ai regolamenti UE. La legge prevede anche un inasprimento delle pene a carico di coloro che non rispettano gli obblighi di vigilanza”.

PACKAGING, PPWR E STOP AI PFAS
Un altro grande cambiamento riguarda il packaging, con il Packaging and Packaging Waste Regulation (PPWR) che ha preso effetto l’11 febbraio 2025. Il regolamento introduce restrizioni significative sui materiali e sulle sostanze utilizzabili negli imballaggi, in particolare sui PFAS, le cosiddette ‘forever chemicals’. Dal 2025 il loro utilizzo è stato vietato anche nel settore beauty. Il cambiamento sta portando una maggiore spinta verso imballaggi più sostenibili, ma richiede alle aziende una pianificazione adeguata per garantire l’adeguamento alle nuove normative. “Le misure proposte da questo Regolamento determinano un modello di produzione e consumo secondo il quale il contenitore diventa più importante del contenuto – fanno notare da Cosmetica Italia -. Ciò non può essere condivisibile soprattutto in un settore come quello della cosmetica, in cui la tutela della salute del consumatore implica che il prodotto sia protetto, conservato, utilizzato e consumato in modo appropriato. Con questo Regolamento non solo vengono stabiliti obiettivi molto ambiziosi (raccolta, riuso, riciclo, contenuto di materiale riciclato negli imballaggi), ma, nell’attesa degli atti delegati e delle linee guida applicative della Commissione, sembrerebbe che vengano anche scelte le tecnologie con cui raggiungere tali obiettivi, determinando così un pesante impatto sull’intero settore produttivo”. “L’entrata in vigore del PPWR e l’aggiornamento del Regolamento (CE) 1223/2009 rappresentano per le aziende italiane del packaging una sfida, ma anche un’importante opportunità – osserva Baranes -. Significa dover garantire la conformità a standard sempre più rigorosi sui materiali impiegati. Per Baralan, ciò comporta un rafforzamento dei controlli di qualità, una continua revisione dei materiali utilizzati e un dialogo costante con i nostri clienti per supportarli nella transizione verso soluzioni più sostenibili e conformi alle normative europee”. Anche secondo Lumson le novità in merito alle regolamentazioni impongono alle aziende italiane del packaging un forte adeguamento “in termini di materiali, sicurezza chimica e progettazione sostenibile – afferma Francesca Sfolcini, regulatory affair specialist di Lumson -. Le restrizioni su PFAS e altre sostanze richiedono la ricerca di alternative sicure, mentre i nuovi requisiti su riciclabilità, riutilizzo e riduzione degli imballaggi spingono verso investimenti in innovazione ed ecodesign. Per le imprese si tratta di una sfida regolatoria significativa, ma anche di un’opportunità per rafforzare competitività e qualità all’interno di una filiera europea sempre più orientata alla sostenibilità”. “La nostra azienda è in continuo aggiornamento su queste tematiche – spiega Matteo Carraro, product sustainability & decoration manager di Lumson -. Lumson è membro platino di RecyClass, partecipa a diversi tavoli tecnici, come il CETIE per quanto riguarda il tema del riciclo del vetro, così come collabora, ad esempio con l’Istituto Italiano Imballaggi, per la stesura delle linee guida dedicate al riuso del packaging cosmetico”.
Per quanto riguarda le richieste dei clienti a fronte delle nuove norme, Carraro spiega che “in questo momento sono legate soprattutto agli articoli 6 e 7; in particolare le richieste relative al PCR vengono estese anche ad altri componenti a contatto con il prodotto, come gli erogatori, per aumentare il contenuto di PCR nel packaging. Inoltre, non essendoci target di riduzione di carbon footprint, paradossalmente ci viene richiesto dai clienti di appesantire i vetri (al posto di alleggerirli) per ottenere una classe di riciclo maggiore (perché, discorso decori a parte, aumentare la massa del vetro significa aumentare la massa di materiale riciclabile del pack)”. “Le nuove disposizioni impongono una revisione profonda dei portafogli prodotto e una collaborazione molto più stretta con i fornitori di componenti e materie prime al fine di garantire la conformità ai requisiti – dichiara Vivien Charrey, managing director di Berlin Packaging Beauty -. Dal punto di vista interno l’impatto è trasversale, andando ben oltre i team dedicati alla compliance e alla sostenibilità: procurement, qualità e design giocano in questo contesto un ruolo sempre più cruciale. Le restrizioni sulle sostanze nei packaging, insieme agli altri requisiti di riciclabilità, contenuto di riciclato e minimizzazione degli imballaggi comporteranno investimenti significativi in risorse, innovazione di design, materiali e tracciabilità. Nonostante le sfide poste dai nuovi Regolamenti, tuttavia, riteniamo che un approccio strategico consenta di trasformare questi cambiamenti in opportunità per ripensare l’offerta in chiave sostenibile e competitiva, rafforzando il posizionamento dei brand e le capacità di adattamento e differenziazione sul mercato”. Per Berlin Packaging, le richieste principali dei clienti oggi riguardano un’analisi preventiva dei packaging acquistati, con l’obiettivo di valutarne la conformità e il livello di rischio ed eventualmente intervenire con largo anticipo. Inoltre, cresce la necessità di trovare soluzioni di packaging conformi e che allo stesso tempo mantengano le prestazioni tecniche e le caratteristiche estetiche richieste dai clienti. Un altro aspetto rilevante è la documentazione tecnica: “sono in aumento le richieste di dichiarazioni di conformità, tracciabilità e certificazioni aggiuntive, sia da parte nostra che dei nostri partner, con l’obiettivo di garantire trasparenza lungo la filiera”, chiosa Charrey.

GLI SVILUPPI EUROPEI E LE CRITICITÀ
La Commissione Europea si sta concentrando sulla semplificazione di alcuni aspetti normativi e sta esaminando se le tempistiche di adattamento per alcune aziende, come le Pmi, dovrebbero essere estese. La valutazione del quadro normativo porterà a risultati entro la fine del 2026, che potrebbero richiedere revisioni del Regolamento. Cosmetics Europe, l’associazione di categoria che rappresenta molte aziende cosmetiche con filiali in Europa, ha definito le prossime revisioni normative come un “regulatory tsunami”, chiedendo chiarezza, ad esempio su temi come i test sulle nanoparticelle e l’elenco delle sostanze consentite, come coloranti, conservanti e filtri UV. Anche l’IFRA (International Fragrance Association) ha criticato la decisione del Consiglio UE giudicata un’occasione persa per semplificare i requisiti regolamentari, ribadendo la necessità di un sistema prevedibile per la filiera delle fragranze e profumi. Nel corso dell’iter legislativo la proposta del Consiglio Europeo, sottolineano da Cosmetica Italia, rappresenta “un passo indietro rispetto all’impostazione positiva e condivisibile della Commissione mettendo in discussione pilastri concettuali e normativi da sempre alla base della regolamentazione dei cosmetici come la centralità della sicurezza dei prodotti (e quindi della salute del consumatore), le rigorose valutazioni scientifiche preliminari all’immissione in commercio dei prodotti, l’approccio basato sulla valutazione del rischio sia dei prodotti finiti sia degli ingredienti, inclusi quelli naturali”. “A livello europeo – aggiunge Ancorotti -, riconosco e apprezzo l’impegno della Commissione nel promuovere una maggiore semplificazione normativa. È un passo nella giusta direzione. Tuttavia, sul fronte ambientale, l’Environmental Omnibus non affronta la Direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane. A mio avviso, poteva rappresentare un’occasione per correggere l’impostazione attuale, perché, se da una parte il principio ‘chi inquina paga’ è sacrosanto, lo è altrettanto applicarlo in modo equo e proporzionato, sulla base di dati solidi e criteri scientifici rigorosi. Come dimostrano le più recenti analisi di Cosmetics Europe, il settore contribuisce attorno all’1,5% dei microinquinanti; si tratta di una percentuale residuale, circa 17 volte al di sotto delle stime della Commissione. Ciò, evidentemente, non giustifica questo accanimento normativo, non possiamo penalizzare così arbitrariamente un settore che in Italia è composto in larga parte da Pmi, imponendo oneri sproporzionati. C’è poi il tema del packaging. L’attuale approccio rischia, di fatto, di condurre a una standardizzazione dei formati, senza riconoscere l’importanza che ha il design nella nostra industria. Ridurre l’attrattività dei prodotti europei significa indebolire la nostra competitività in un mercato globale dove molti Paesi operano con regole molto meno rigide, e mi riferisco anche all’aspetto ben più cruciale della consumer safety. A tal proposito, la cosmesi europea si fonda su un principio fondamentale: nessun compromesso sulla sicurezza dei consumatori, che è garantita dal Comitato scientifico preposto (il CSSC)”. Anche per Baralan, le normative presentano alcune complessità operative, come la scarsa chiarezza dei requisiti relativi ai materiali innovativi e riciclati. “Inoltre, una maggiore uniformità nelle interpretazioni a livello europeo faciliterebbe l’implementazione delle norme e ridurrebbe le incertezze per le imprese”, afferma Baranes. Baralan adotta un approccio proattivo alla compliance normativa con i propri team di Ricerca & Sviluppo e di Controllo Qualità che lavorano in stretta sinergia per monitorare le novità legislative e adattare rapidamente i processi produttivi. “Collaboriamo attivamente con fornitori e clienti per anticipare le esigenze del mercato, proponendo soluzioni innovative che rispettino le direttive europee e rispondano alle sfide della sostenibilità”. Per Baralan significa affiancare i clienti con consulenze mirate, supporto tecnico e soluzioni customizzate che garantiscano conformità normativa senza compromettere estetica e funzionalità. Sia per Lumson che per Berlin Packaging le criticità del PPWR, sono dovute alla mancanza di informazioni, che dovrebbero essere colmate con la pubblicazione degli Atti Delegati su requisiti fondamentali del Regolamento, come il contenuto riciclato, la minimizzazione e la riciclabilità degli imballaggi, previsti tra il 2026 e il 2028. “In particolare – approfondisce Carraro – relativamente all’Art.6 del PPWR non è specificato come calcolare la percentuale di riciclabilità che caratterizza la suddivisione nelle classi A, B, C e i criteri del design for recycling; relativamente all’Art.7 e al contenuto minimo di PCR per la plastica, non viene definito cosa si intende per ‘any plastic part’.” In conclusione, secondo Ancorotti, ma è opinione condivisa da diversi intervistati, il settore sarebbe intrappolato in un ciclo infinito di riformulazioni dovute a classificazioni e riclassificazioni di materie prime. Un adeguamento continuo che richiede costi e tempi che stanno diventando insostenibili, soprattutto per le Pmi. “Dobbiamo essere realistici – conclude Ancorotti -, la sostenibilità è anche un fattore sociale. Fatta salva la tutela della nostra salute, credo sia indispensabile che ogni provvedimento tenga conto del contesto economico in cui ci muoviamo. Secondo uno studio del 2025 di Oxford Economics, nel nostro Paese i soli addetti diretti superano, per numero, l’intera popolazione occupata di Molise e Basilicata messe insieme, e i contributi che le imprese del comparto versano ogni anno nelle casse dello Stato equivalgono alla spesa pubblica destinata ai servizi ricreativi e sportivi. Non solo, le aziende cosmetiche investono in ricerca e innovazione il doppio rispetto alla media nazionale, un chiaro indicatore del ruolo propulsivo del settore in ambito scientifico e tecnologico. Ecco, progresso è quanto auspico”.

Lo Scenario è disponibile sul numero 1 di Pambianco Beauty Magazine di Febbraio/Marzo 2026

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