Quando si parla di bellezza, l’industria italiana è da sempre in prima linea. Il nostro Paese è universalmente riconosciuto come leader assoluto per la produzione conto terzi per i grandi colossi della cosmetica. Fin qui nulla di nuovo. Ma è proprio questo il nodo della questione. L’eccellenza nella produzione, nel packaging resta un dato di fatto ma, forse, non è più sufficiente.
La nostra grande tradizione di terzisti ci ha garantito successo e stabilità, ma ha forse frenato l’ambizione di diventare protagonisti in un mercato che continua ad essere in crescita e con una robusta domanda internazionale. Proprio perché è in salute, è giunto il momento per questo settore di osare e iniziare ad investire sulla creazione di brand italiani. Certo, si tratta di un salto importante, anche ‘culturale’ e, va detto, non è privo di rischi.
Uno degli ostacoli principali è quello di non riuscire a d emergere oggi, in un mercato sempre più affollato, dove i colossi globali hanno a disposizione budget e risorse enormi per mantenere le loro posizioni. La strada per affermarsi richiede, dunque, non solo prodotti eccellenti, ma anche una strategia chiara e un’identità di marchio capace di emergere in un contesto competitivo.
Eppure, è proprio questo il momento per sdoganarsi da una certa immagine di soli produttori e scommettere sul nostro know-how per andare a intercettare una fetta di quel mercato in costante crescita che è il beauty.
Gli esempi non mancano: alcune aziende italiane hanno già iniziato a costruire marchi propri e ci sono anche esempi virtuosi di successo, Kiko in primis. Tuttavia, serve più coraggio e più investimenti da parte di tutti. Non possiamo permetterci di essere solo il ‘dietro le quinte’ del settore cosmetico mondiale. Dobbiamo puntare a essere i protagonisti. Non lasciamo che l’Italia sia solo un produttore invisibile: occorre che l’Italia ‘ci metta la faccia’.
