La bellezza è pronta ad affrontare una nuova sfida, destinata a ridisegnare gli equilibri globali del settore: la C-beauty. Se negli ultimi anni i brand occidentali avevano conquistato il mercato cinese, più recentemente si sono trovati in difficoltà nel mantenere le proprie quote, di fronte alla crescente rilevanza dei marchi locali. Ora però la sfida si prepara a compiere un salto di qualità significativo: non è più solo la clientela cinese a essere in gioco, ma anche quella al di fuori dei confini dell’ex Celeste Impero. È solo questione di tempo, e non molto, e la C-beauty, che sta già conquistato l’Asia – con l’unica eccezione dei mercati consolidati di Giappone e Corea, dove la crescita resta comunque rilevante – potrebbe diventare una vera sfida anche per i colossi della cosmetica nel loro stesso mercato di origine. La penetrazione dei brand cinesi nel Sud-Est asiatico è ormai evidente: marchi come Y.O.U Beauty, Skintific, Dazzle Me e Focallure hanno conquistato oltre il 15% del mercato mass-market colore in Paesi come l’Indonesia, partendo da quote marginali nel 2019. Questi marchi sono cresciuti grazie a un mix vincente: prezzi competitivi, innovazione rapida e una capacità unica di adattarsi alle tendenze digitali. Il fattore che distingue i brand cinesi da quelli occidentali è il loro approccio nativo al social commerce. TikTok (e la sua versione cinese, Douyin) è diventata la piattaforma principale di espansione, non solo come canale di comunicazione, ma come vero e proprio ecosistema di vendita e costruzione del brand. La velocità nell’adattarsi ai trend digitali e la capacità di creare contenuti virali sono caratteristiche che i marchi cinesi hanno saputo sfruttare al meglio. La C-beauty, quindi, è destinata a diventare un fenomeno globale. Se in Asia la sua crescita è inarrestabile, anche in Europa la sua presenza inizia ad essere un dato di fatto. Il punto di svolta riguarda la capacità delle aziende occidentali di adattarsi alla rapidità e fluidità operativa dei competitor cinesi. La domanda del pubblico giovane, mobile-first e abituato all’immediatezza, è la stessa sia in Europa che in Asia, ma il modello cinese ha un netto vantaggio in termini di agilità. Il “momento cinese” del beauty è ormai alle porte. Le aziende europee hanno pochissimo tempo per adattarsi e non possono permettersi di ricalcare gli stessi errori commessi da altri settori, automotive in testa. Chi saprà sfruttare le crescenti potenzialità della tecnologia e dei dati potrà costruire una relazione più forte con i consumatori e ottenere un vantaggio competitivo forse decisivo. Gli altri rischiano di restare pericolosamente indietro, osservando l’avanzata della C-beauty nel mercato globale.
