Per oltre un decennio la Cina è stata la locomotiva del lusso e del beauty mondiale, con un mercato ampio e ricco di consumatori attratti dall’alto di gamma. Un mercato la cui crescita sembrava inesauribile. Così, il Paese del Dragone ha rappresentato la principale fonte di sviluppo per i bilanci dei grandi gruppi internazionali. Oggi però lo scenario è cambiato e il mercato cinese non è più lo stesso. Tutto questo segna la fine della corsa asiatica? Non esattamente. Perché a ben vedere si tratta piuttosto di un suo ridisegno.
Al posto di una sola superpotenza emergono infatti nuovi poli di sviluppo. L’India, con una classe media in rapida ascesa, sta mostrando un interesse sempre più forte per skincare e fragranze di qualità. Il Sud-Est asiatico, con mercati dinamici come Singapore, Vietnam e Indonesia, offre un bacino giovane, digitalizzato e desideroso di modelli di consumo occidentali o comunque internazionali. In questa transizione, l’Asia appare sempre meno come un blocco monolitico e sempre più come un mosaico di realtà diverse. Per dare qualche numero: l’export italiano verso i Paesi dell’Asia “extra-Cina” è cresciuto di oltre 100 milioni di euro negli ultimi tre anni, compensando ampiamente il calo di circa 50 milioni della Greater China nello stesso periodo. Per le aziende occidentali del beauty la sfida è quindi duplice: da un lato continuare a presidiare la Cina, che resta comunque il primo mercato asiatico; dall’altro diversificare gli investimenti e adattare prodotti e strategie a contesti culturali eterogenei. L’asse West to East non è in discussione: semplicemente si frammenta e si arricchisce di nuove opportunità. In questo scenario il made in Italy del beauty può giocare carte preziose. Il posizionamento di eccellenza, l’heritage e una filiera solida rappresentano elementi di distinzione particolarmente apprezzati in Asia. Alcuni marchi italiani riscuotono già grande successo tra i consumatori, ma c’è sicuramente uno spazio sempre più grande da occupare.
Per l’Italia la chiave sarà nelle competenze: saper diversificare oltre la Cina, intercettando i mercati più strategici con un’offerta capace di interpretare le nuove sensibilità asiatiche. Perché se la Cina rallenta, resta comunque l’Asia il continente in cui si giocherà gran parte del futuro del lusso e della bellezza.
