
Con un sell-in di 120 milioni di euro nel 2014, Ethos Profumerie punta a un incremento del fatturato del 2% nel 2015 e a un ampliamento dei punti vendita affiliati per un totale di 300 profumerie in Italia. La società consortile per azioni investe molto in comunicazione, con un budget 2015 che probabilmente sfiorerà 3,5 milioni di euro, mentre è già previsto un aumento degli investimenti per il 2016 di circa il 10%. Per quanto riguarda le prossime attività di marketing e comunicazione, la società vorrebbe replicare il format ‘happy hour’ che, secondo quanto racconta Mara Zanotto, direttore commerciale e marketing di Ethos Profumerie, ha permesso di aumentare le vendite a due cifre. In programma anche lo sviluppo del progetto ‘temporary store’, che ha debuttato in Alzaia Naviglio Grande a Milano ed è attualmente ancora aperto: “E’ la prima profumeria galleggiante in Italia – osserva Zanotto – ed ha attirato l’attenzione di media e cittadini, motivo per cui vorremmo replicare questo concetto in altre località d’Italia. Stiamo portando avanti anche attività etiche, come del resto il nostro nome (Ethos, ndr) ci identifica”. Il direttore commerciale si riferisce alla collaborazione con la Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) e al nuovo accordo con Don Mazzi per lavorare nelle scuole medie sul concetto dell’uso della bellezza che non sia abuso, ma rispetto del sé. Ethos Profumerie è nata nel 1995 come consorzio e nel 2014 si è trasformata in società consortile per azioni, con un modello definito ‘glocal’, che unisce in affiliazione profumerie indipendenti che conservano la propria identità, sebbene inserite all’interno di un’organizzazione che le dota di strumenti per la gestione del business. “In Ethos gli acquisti non sono centralizzati – ci tiene a precisare Mara Zanotto – e in questo modo si evita l’appiattimento degli assortimenti. Le singole profumerie gestiscono quotidianamente il proprio assortimento in totale autonomia. In sostanza, ogni socio può beneficiare delle migliori condizioni commerciali del mercato attraverso accordi che la sede conclude con le aziende, nonché di un’organizzazione centralizzata di attività di marketing e comunicazione, scegliendo a piacimento quali marchi trattare in base alle singole identità dei punti vendita. Ecco perché non si rischia l’omologazione tra i punti vendita”.
