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E-war: profumerie contro pure player

E-war: profumerie contro pure player

by Vanna Assumma
2 Aprile 2020

Macina piccoli numeri a livello di fatturato ma è teatro di grandi scontri. L’e-commerce dei profumieri vale in Italia 52 milioni di euro nel 2019, ovvero solo il 2,7% del totale vendite del canale (che l’anno scorso ha registrato ricavi per 1,9 miliardi di euro). Questi 52 milioni di euro rilevati da Npd riguardano i retailer fisici della profumeria selettiva che hanno aperto uno spazio di shopping online, non comprendono cioè i marketplace e i pure player. Ed è proprio su questi ultimi che si abbatte la scure dei profumieri, gli ‘storici’ rappresentanti del canale che hanno conquistato notorietà e credibilità con i negozi brick and mortar. Soggetti protagonisti da anni della profumeria italiana, che ora avvertono la minaccia dei player nativi digitali, perché “fanno una concorrenza scorretta” sostengono in molti, in quanto la maggior parte dei siti nati sul web non ha la concessione di vendita dei marchi prestige, e fa politiche di pricing aggressive.

Ne è nata una sorta di e-war, che si basa su un aspetto normativo che dà adito a diverse interpretazioni, ma dalla trincea dei pure player si alzano ‘segnali di pace’. Il CEO di ProfumeriaWeb, Vincenzo Cioffi, lancia una sorta di appello al canale: “Siamo aperti al confronto, il digitale sta crescendo e noi lo sappiamo fare bene, ma non vogliamo essere in contrapposizione con chi ha 50 anni e più di esperienza nel beauty. Noi vogliamo collaborare e creare possibili partnership, come è già successo in altre categorie. Anche le aziende l’hanno capito e ci supportano con forniture dirette e attività di trade marketing”.

L’approfondimento sui fatturati e-commerce dei profumieri e sulla contrapposizione tra i retailer tradizionali e i nativi digitali è in pubblicazione sul numero aprile-maggio di Pambianco Beauty.

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